Per ogni tipo di formaggio si stabilivano i costi di trasformazione, i costi di maturazione, i costi di commercializzazione. Concordando tutto con gli industriali e la cooperazione. Infine veniva dato incarico a Ismea Istituto del ministero dell'agricoltura a rilevare i prezzi nei vari mercati di sbocco dei singoli formaggi presenti nella tabella. Perché per esempio, non tutto il pecorino romano va negli Stati Uniti.
Si incaricava Ismea come soggetto terzo indipendente. Sulla base dei rilevamenti di insieme si sarebbe stabilito il prezzo medio e di conseguenza il prezzo del latte. Non è un meccanismo giusto ed equo. Ma sarebbe stato un passo in avanti rispetto al prezzo determinato esclusivamente dal pecorino romano venduto negli Stati Uniti.
Questo meccanismo che si riferiva ai risultati di mercato, il tanto decantato mercato, non è stato accettato dagli industriali. I quali hanno continuato a proporre il prezzo del latte sulla base dei prezzi del mercato americano, cioè, comunque il prezzo più basso del mercato. Dal 2005 gli industriali non hanno più fatto un prezzo per la stagione ma hanno concordato tra loro un'offerta di acconto e un saldo a fine stagione. Il latte cioè non ha avuto un prezzo che i pastori conoscessero prima della produzione.
La giunta Soru, come da programma e con l'accordo delle organizzazioni professionali agricole, ha deciso di investire energie e risorse per la costituzione delle organizzazioni di prodotto. Cioè un'organizzazione di filiera che partiva dal latte, lo trasformava e lo commercializzava. Le O.P. si sono costituite e avviate entro il 2006 e hanno funzionato bene e a regime nel 2007 e nel 2008. Funzionamento che ha portato le O. P a coprire il 55% del mercato americano fino a quel momento controllato totalmente dai privati grossisti. La conseguenza sul prezzo del latte: per due anni gli industriali hanno pagato una media di € 0,82 e le cooperative una media di € 0,87.
Tradotto in chiaro: appena le O.P. sono diventate soggetto nel mercato e si è realizzata concorrenza reale il prezzo del latte è salito.
Ed è salito perché le O.P. hanno consentito alla gran parte delle cooperative di non dare la commercializzazione del proprio formaggio agli industriali diventati monopolisti sul mercato.
Con non pochi voti dei pastori che hanno votato Cappellacci alle elezioni di inizio 2009 cade la giunta Soru. E si insedia la giunta Cappellacci con l'assessore all'agricoltura Andrea Prato, rappresentante degli industriali. Dal 2009 la politica della giunta Cappellacci e della sua maggioranza, nessuno escluso, vira permanentemente verso una politica di favore verso gli industriali e ostile alla cooperazione. E poiché non sono fessi, gli industriali, hanno attaccato frontalmente l'ostacolo principale, le O.P.
Regione, Prato-Capellacci e industriali hanno demolito le O.P. eliminandone i gruppi dirigenti che avevano portato buoni risultati per i pastori e hanno riportato il sistema delle cooperative sotto il dominio commerciale dell'industria. Conseguenza: il latte è tornato a 60/65 centesimi, cioè 20 centesimi in meno al litro.
E questo, tra gli altri, è il problema principale. E' contro qualsiasi logica che il mercato sia controllato dal concorrente, dagli avversari della cooperazione, comunque controparte dei pastori.
Bisogna rilanciare le O.P. e a questo scopo già l'anno scorso ho proposto, in buona compagnia, che la Regione costituisca un fondo per la commercializzazione per conquistare nuovi mercati e gestirli nell'interesse dei pastori e di tutta la filiera. Le O.P. dovranno stare sul mercato, con le regole del mercato. Nella concorrenza. Come hanno già fatto.
Per quest'anno: poiché la parte industriale si tira fuori da qualsiasi tavolo di trattativa, convinti di avere a disposizione tutto il prodotto lattiero caseario della Sardegna credo che chi ha rappresentanza dei pastori debba seriamente pensare ad aprire il mercato del latte e proporsi verso altri trasformatori che vogliono il buon latte di Sardegna e che offrono prezzi più alti, se non giusti, per i pastori sardi. Lo dico con grande dolore.
Le sfide vanno accettate, i ricatti vanno combattuti. Credo sia necessario che le organizzazioni professionali agricole, e la cooperazione creino tavoli comuni di confronto positivo per riprendere in mano il comparto lattiero caseario. A qualsiasi tavolo Rossomori e il centro-sinistra daranno il loro contributo.
A partire dall'incontro programmato per la settimana prossima.
Gesuino Muledda
Cagliari 05 ottobre 2011










